Dove l’arte semina futuro
Dove l’arte semina il futuro, e le radici nutrono il cambiamento
Nel 2026 Alberobello festeggia trent’anni come Patrimonio dell’Umanità proprio mentre veste i panni di Capitale Pugliese della Cultura. Poi, nel 2027, si immerge nei 230 anni del suo battesimo regale — un passato che ancora respira tra le sue strade.
Restare o tornare.
Tre decenni e due secoli e mezzo di storia che si intrecciano in un moto pendolare, tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo essere. Nel mezzo di quelle rocciose abitazioni, che da secoli sfidano il tempo, oggi osserviamo le RADICI di chi cerca ancora un senso per scegliere.
Con questa stagione teatrale non celebriamo degli anniversari. Celebriamo le azioni. Perché le radici non sono monumenti. Sono gli atti quotidiani di cura con cui si annaffia per tenere in vita. Sono la fiducia con cui si pianta un seme sapendo che, forse, non si vedrà mai la sua fioritura. Sono la caparbietà di chi sceglie di restare, di chi sceglie di tornare, con il fine comune di mantenere il territorio perché non si svuoti.
Cosa significa, per una comunità, festeggiare il proprio passato senza smettere di costruire il futuro?
Nel 1996 l’UNESCO riconobbe Alberobello come Patrimonio dell’Umanità non per congelare la sua storia, ma per affermare che quelle strane dimore, quelle storie, costituiscono testimonianza eccezionale di una tradizione culturale scomparsa.
Un invito a ricercare e custodire ciò che non si vede, ciò che è sotto e arriva sin nel profondo.
Ad Alberobello e in Coreggia, attraverso un teatro non elitario, ma accessibile, attraverso l’arte proviamo a raccogliere quel mandato.
Qui il teatro non può essere un lusso. Può essere un bisogno. Un luogo dove quest’anno, attraverso opere d’arte di livello nazionale e internazionale, riflettiamo su ciò che ci divide—l’emigrazione, la guerra, la corruzione, la speculazione edilizia—ma anche su ciò che ci unisce: la memoria, il sogno di un futuro condiviso.
In quest’ottica, oltre a spettacoli, incontri e tavole rotonde tra associazioni, per la prima volta, coinvolgeremo anche i piccoli 0–6 anni. Perché se desideriamo che i nostri figli amino questa terra, devono sentirla prima ancora di capirla. E lo faremo con il teatrodanza, un linguaggio che parla al corpo e alla memoria prima che alla ragione.
Le radici non crescono solo in profondità. Si allargano, si intrecciano, si cercano: nuove collaborazioni con le associazioni non solo culturali, ma anche sociali del territorio; progetti condivisi con Coreggia e le comunità limitrofe che aspettano di avere un teatro e una stagione; percorsi di accessibilità, perché il teatro sia davvero per tutti.
Sono le parti vitali che non si vedono. Quelle che danno vigore al mondo con rispetto e con fiducia nel futuro.
Radici
Dal porre possibilità nella terra, radicare permette a quelle stesse possibilità di crescere e diventare parte di un paesaggio, di una comunità, di un’identità. Ogni seme ha bisogno di precise condizioni per trasformarsi in radice. Ed è in questo passaggio, invisibile ma decisivo, che nasce la forza di ogni autentica crescita. STATT sceglie di guardare non a ciò che emerge, ma a ciò che sostiene. Quattro spettacoli teatrali di rilievo nazionale e internazionale esplorano il tema da prospettive apparentemente distanti, ma profondamente unite nell’umano: che cosa rimane delle nostre radici quando la vita ci chiede di cambiare?
La guerra rappresenta la frattura più drammatica, e la radice diventa simbolo di resistenza e rinascita. L’emigrazione racconta la radice messa alla prova dalla distanza. La memoria, non è nostalgia, bensì ciò che rende possibile l’evoluzione senza perdere il senso della propria origine. Il sogno è motore verso il futuro.
La tradizione dei muri, è consegna consapevole di ciò che nutre o è contagio che pesa invece di far crescere?
Ad accompagnare ogni spettacolo, incontri di approfondimento gratuiti tornano a offrire a tutte le età chiavi di lettura per avvicinarsi ai linguaggi della scena.
In un tempo che privilegia l’effimero, RADICI è un invito alla cura. Perché oggi più che mai c’è bisogno di far attecchire dentro ciò che desideriamo proteggere fuori.
Giuseppe Palasciano
Direttore Artistico – STATT